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Davide Amante: Il Dossier Wallenberg

La nostra intervista di oggi ci porta alla scoperta di uno dei più bravi giovani autori degli ultimi anni: Davide Amante.

Con lui ci concentriamo sul suo romanzo storico Il Dossier Wallenberg, una storia di spionaggio e d’amore, sta a voi scoprire quale viene prima. Il tutto con gli orrori della Seconda guerra mondiale a fare da attenta cornice alle vicende.

Lasciati affascinare dalle sue risposte che già delineano le sue capacità di scrittore!

Per seguire Davide Amante:
Instagram: @davideamanteofficial
www.davideamante.com

Il dossier Wallenberg
  • Amante, Davide (Author)

Chi è Davide?

Un vagabondo innamorato della linea dell’orizzonte.

Come hai conosciuto Wallenberg e cosa ti ha convinto a farne il protagonista del tuo libro?

Le storie arrivano, non le scegli. Camminando per strada, osservando una situazione, seduto a un tavolino ad ascoltare le parole di qualcuno, leggendo un breve trafiletto su un giornale. La storia si avvicina, scocca la scintilla, si concentra l’interesse. Spesso si tratta di elementi molto semplici, una vicenda particolare, un dettaglio, una sfumatura, un gesto perfino.


Wallenberg l’ho conosciuto in treno, viaggiando. Qualcuno aveva lasciato accanto al mio posto un quotidiano aperto alla pagina in cui l’Ambasciatore di Svezia in Italia aveva pubblicato una breve nota su quest’uomo, un eroe si diceva, di cui però non si sapeva nulla da anni e dato che ormai si era vicini a dichiararlo morto per ragionevoli limiti d’età, se qualcuno ne aveva notizia o informazione si facesse avanti per l’ultima volta.

A quel punto era già diventato il Dossier Wallenberg per me, scesi dal treno con una formidabile voglia di scriverne. Meritava approfondire.

Cosa c’è di autobiografico nel “tuo” Wallenberg?

Tutto. Come sempre nell’opera di uno scrittore.

La tua scena preferita de Il Dossier Wallenberg?

Difficile per me identificare una scena preferita.

Questo romanzo è indubbiamente storico, ma trascende i limiti del genere letterario e porta con sé una spinta, una ‘carica’ umana molto particolare.

In un certo senso il romanzo storico si fa portatore di un modo di vedere la vita, quello di Wallenberg, e non solo di un punto di vista sugli eventi storici. Credo che ciò che ne ha decretato il successo, il lancio che avverrà a marzo sul mercato americano e i diversi accordi per mercati di altre lingue che sta gestendo l’editore, siano dovuti proprio a questo aspetto del romanzo, alla sua capacità di vedere attraverso la storia e gli eventi, la vicenda personale di un uomo e una donna che quegli eventi hanno vissuto in prima persona. La storia talvolta tende a spersonalizzare, a creare un distacco interpretativo degli eventi, in questo romanzo gli eventi storici si sviluppano e vengono interpretati partendo dall’intimità degli uomini e delle donne in quegli eventi coinvolti.

Ciò detto, cerco di risponderle con due scene a me care:  la prima è il momento in cui la storia si ribalta completamente e Wallenberg l’eroe, Wallenberg il salvatore, prende atto di aver perduto ogni possibile risorsa e di trovarsi nella mani di una donna di cui è innamorato perdutamente e che, contro ogni aspettativa, sta per salvargli la vita; la seconda sono la serie di tre incontri fra Adolf Eichmann e Raoul Wallenberg, storicamente accaduti al ristorante dell’hotel Majestic di Budapest, in cui in un crescendo sempre più intimo e sempre più violento si confrontano due visioni totalmente opposte della vita in un dialogo serrato.

Quanto è importante l’amore nel tuo romanzo?

Indispensabile. La vita non ha alcun senso senza l’amore, non averlo provato, non aver provato tutto ciò che esso comporta incluso il rischio, equivale a non aver vissuto. Così anche nel romanzo.

Cosa non sappiamo della Seconda guerra mondiale che possiamo scoprire ne Il Dossier Wallenberg?

Il Dossier Wallenberg è la ricostruzione storica esatta delle vicende che portarono Wallenberg, il miliardario svedese che si finse diplomatico presso l’Ambasciata di Budapest in Ungheria durante la Seconda guerra mondiale, a salvare decine di migliaia di famiglie ebree dalle atrocità perpetrate dal colonnello Eichmann.

Se molto ad esempio conosciamo di personalità come Schindler in termini di libri e film famosi, pochissimo fino ad oggi è conosciuto a livello internazionale di Wallenberg, sebbene egli salvò molte più famiglie ebree dalla Shoah (parliamo nell’ordine delle decine di migliaia) e sebbene egli lo fece in circostanze molto più pericolose e drammatiche, che racconto nel dettaglio nel romanzo, basandomi sui documenti acquisiti.

E allora perché fino ad oggi si è parlato così poco di Wallenberg, nonostante le diverse commissioni d’inchiesta internazionali che si sono succedute negli anni?

Perché Wallenberg era coinvolto con i servizi segreti in una particolare operazione, che racconto nel romanzo e di cui non si è voluto mai parlarne più di tanto.

Quanto è stato difficile documentarsi su un soggetto tenuto segreto per tanto tempo?

Le fornisco due soli dati per capire quanto sia stato difficile. Si ritiene che Wallenberg lavorasse per i servizi segreti occidentali sebbene nessuno abbia mai confermato: quando l’Armata Rossa lo arrestò entrando a Budapest, lo trasferirono d’urgenza a Mosca su richiesta diretta di un Ministro dell’allora Unione Sovietica.

Fu incarcerato prima sotto falso nome, dopo pochi mesi i documenti carcerari riportano diverse cancellature e la sostituzione del falso nome con un numero, peraltro un numero facilmente confondibile con un altro tanto che ulteriori cancellature sui documenti indicano l’alternanza di numeri diversi. Il ‘numero’ viene infine dichiarato morto in carcere per cause naturali, sebbene l’altro numero simile, recante la stessa descrizione fisica del carcerato, risulti trasferito in un manicomio criminale di guerra.

Faccio notare fra l’altro che questo tipo di trasferimenti in quel periodo era una prassi quando si voleva organizzare uno scambio di spie con l’occidente. Infine vi sono almeno due testimoni oculari che hanno visto Wallenberg in vita negli anni Cinquanta in circostanze compatibili con la sua storia personale.

Questo il livello di difficoltà. Ma va anche detto che ho avuto modo di consultare buona parte dei documenti carcerari che riguardano Wallenberg, la documentazione della commissione d’inchiesta Russo-Svedese del 2000 e soprattutto i documenti della CIA resi disponibili con il Freedom of Information Act. Questi, insieme al dossier segreto su Wallenberg voluto dalla Gestapo ha permesso di avvicinarsi molto alla verità. Quella che racconto nel romanzo.

Raccontaci un po’ del tuo rapporto con il romanzo storico, sia come lettore che come autore.

Affascinato. Ma anche parecchio pericoloso. Il romanzo storico rischia molto facilmente di diventare banale quando lo si considera un genere letterario. Può invece diventare un profondo e interessantissimo strumento di indagine sulla natura umana, quando ci si mantiene fuori dai limiti dei generi narrativi.

Quali sono le difficoltà nello scrivere un romanzo storico?

La documentazione direi, e aggiungerei la lucidità di vedere e capire con chiarezza il contesto umano entro il quale si sviluppano gli avvenimenti storici.

Puoi dare qualche consiglio a chi vorrebbe cimentarsi in questo genere letterario?

Consiglierei appunto di uscire dal genere letterario e indagare l’intimità degli uomini e le donne che hanno determinato gli avvenimenti storici. In un certo senso non bisogna aver paura di abbandonare le ragioni ‘alte’ per cui gli uomini compiono certe azioni, ad esempio gli ideali politici, la visione storica, le ambizioni pubbliche e dedicarsi a indagare le ragioni ‘basse’, intime, personali. È da queste che parte la storia di ogni epoca.

Qual è l’ultimo romanzo storico che ti è piaciuto particolarmente e perché?

Il Dossier Wallenberg. L’ho scritto, e l’ho anche riletto. In entrambi i casi mi è piaciuto. Ma naturalmente prendete quest’affermazione con un sorriso.

Il dossier Wallenberg
  • Amante, Davide (Author)

Quali progetti letterari hai per il futuro?

Credo che Il Dossier Wallenberg, così come l’Affaire Casati Stampa, il mio romanzo più recente, chiudano un ciclo di sperimentazione stilistica per me. Adesso si apre un percorso letterario più intimo, con il prossimo romanzo a cui sto lavorando. Di solito tengo aggiornati i lettori sul mio profilo Instagram @davideamanteofficial.

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