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“I gonfaloni della Serenissima”: intervista all’autore Gianluca Valerio

Chi è Gianluca?

Principalmente sono un marito e un papà di due bambini. Nel tempo libero da questi gravosi ma gratificanti impegni, rappresento una ditta austriaca, lavoro che mi fa viaggiare molto in tutta Europa. Schiacciato tra famiglia e lavoro, riesco a trovare il tempo per scrivere, leggere, dipingere, fare tornei di scacchi, andare in palestra, incontrare gli amici. Alla fine, Gianluca è un attore sul palco che indossa mille maschere.

Ci dai qualche dettaglio in più sulla trama de I gonfaloni della Serenissima?

Molto ne parlo sulla pagina Facebook dedicata al libro (www.facebook.com/iGonfaloni ). Lì offro riflessioni, immagini, estratti, inediti riguardanti il libro. I lettori l’apprezzano molto perché è quasi una continuazione e un approfondimento del romanzo stesso e un’ottima piattaforma di incontro tra autore e lettori.

Il libro si svolge in due livelli temporali (1571 e 2022) che si intrecciano senza incontrarsi fino a circa metà romanzo, per poi allacciarsi nella parte contemporanea. Un po’ come una sonata a Kreutzer letteraria, anziché eseguita con violino e pianoforte. Parla di due bandiere che i Veneziani rubano agli Ottomani dopo che questi hanno conquistato Cipro. Segue una caccia spietata tra Turchi ed esecutori del furto grazie alla quale il lettore s’immerge nel mondo della Repubblica di Venezia all’apice del suo splendore, ma già avvertendo i primi scricchiolii che anticipano la lunga caduta che finirà nel 1797. Della parte moderna non posso parlare troppo senza spoilerare. Diciamo che il protagonista è un professore universitario che viene coinvolto in un progetto misterioso, verrà rapito e torturato da estremisti islamici. Sarà una via di mezzo tra Indiana Jones e Robert Langdon, affiancato dal fedele Jacopo Tron, comandante della milizia veneta. Ops, ho appena detto troppo?

Descrivi il libro con tre aggettivi.

Colto, appassionante, mai scontato.

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I Gonfaloni della Serenissima
  • Valerio, Gianluca (Autore)

Una scena del libro che ti piace particolarmente?

L’incipit della parte storica. Il romanzo doveva iniziare con quello. Poi, dopo aver consultato la mia editor, abbiamo visto che partire con la parte contemporanea avrebbe aumentato la suspense. Per inciso, descrive lo scuoiamento del comandante veneziano Marcantonio Bragadin, purtroppo accaduto per davvero. Come quasi tutti i fatti descritti nel romanzo, d’altronde.

Presentaci uno dei protagonisti.

Ho citato poco fa Jacopo Tron. Visto che il protagonista è un professore universitario, dovevo mettergli a fianco un gregario che fosse un uomo d’azione. Jacopo è un ex colonnello dei servizi segreti italiani, esperto di Krav Maga e apre la bocca solo quando è necessario. Purtroppo, nonostante la sua preparazione, i Fratelli di Allah lo conceranno per le feste.

Cosa non sappiamo della competizione tra Venezia e l’Impero Ottomano?

Non sappiamo, ma possiamo intuire che, come in ogni competizione, c’è anche un’indissolubile interdipendenza. Venezia e Costantinopoli sono le due facce di una stessa medaglia a livello culturale, commerciale, architettonico, militare. Alcuni sultani avevano come favorite nobildonne veneziane, che ne influenzavano le decisioni. Venezia sborsò milioni di ducati per finanziare le guerre con l’impero Ottomano, ma era dipendente dai loro interscambi commerciali. C’è da aggiungere che nessuno dei due riuscì a sopraffare completamente l’altro. Ironia della sorte, entrambe le potenze caddero per mano di altri.

Perché (e a chi) consiglieresti I gonfaloni della Serenissima?

Perché unisce più generi insieme. Con un acquisto ti ritrovi in mano più di un libro: è un romanzo storico, un romanzo d’avventura, un thriller, un poliziesco, un mistery.

Il mio target group è a cerchi concentrici. Il gruppo più ristretto è costituito dai nostalgici della Repubblica di Venezia, da chi l’ama ancora, forse la rimpiange, di sicuro l’idealizza rispetto a ciò che era in realtà. Nel secondo cerchio ci sono i veneti e chi abita negli ex territori della Repubblica, quindi anche a Brescia e a Bergamo, oltre ai friulani, ai romagnoli, agli espatriati istriani e dalmati. Il terzo cerchio, quello più ampio, è costituito dagli appassionati di storia, lettori assidui di romanzi storici. Particolarmente indicati sono i lettori di Marco Buticchi che, come me, mischia passato e presente.

Raccontaci un po’ del tuo rapporto con il romanzo storico, sia come lettore che come autore.

Amo la storia e la geopolitica. Ho scritto questo romanzo sulla Repubblica di Venezia, ma poteva benissimo essere anche sui Medici, ad esempio. Ho una biblioteca personale che supera i 30.000 volumi e la parte storica si è accaparrata una bella fetta. Forse vi sorprenderò, ma l’altra mia grande passione è la fantascienza. Da bambino sono cresciuto con Plasmon e Asimov. Da questo punto di vista non ho potuto fare a meno di sorridere quando ho visto che un altro autore di romanzi storici su Venezia, Andrea Zanetti, ha cominciato a scrivere romanzi di fantascienza. Forse c’è una correlazione più stretta di quanto si creda tra questi due generi letterari.

Quali sono le difficoltà nello scrivere un romanzo storico?

La ricerca, è ovvio. Per uno pedante come me, poi, scrivere una pagina richiede ore di puntigliosa ricerca storica. Perfino il particolare della falange del dito di Bragadin strappata durante lo spellamento è storicamente documentato. Tutti i dettagli descritti nel mio romanzo, anche i più insignificanti, sono frutto di una ricerca profonda, basata su più fonti, primarie quando possibile. Il tutto infiorito dalla finzione narrativa.

Puoi dare qualche consiglio a chi vorrebbe cimentarsi in questo genere letterario?

Badate al ritmo. Non annoiate il lettore con troppe spiegazioni. Siate precisi nei fatti storici: alla fine, un romanzo storico è anche un libro divulgativo. Se scrivete che Costantinopoli è caduta nel 1621, poi la gente ci crede. Avete una responsabilità morale in questo senso.

Qual è l’ultimo romanzo storico che ti è piaciuto particolarmente e perché?

La caduta dei giganti di Ken Follett. Mi ero sempre rifiutato di leggere Follett perché evito il mainstream, ma si fa sempre in tempo a rimediare ai propri errori. Perché mi piace? Primo, perché evita gli errori di cui ho appena scritto. Secondo perché i suoi personaggi sono così vividi che ancora oggi, a distanza di un mese, ho un’immagine precisa dei protagonisti del romanzo, dei loro sentimenti e delle loro vite. Incredibile, considerando il fatto che nel frattempo ho letto altri cinque libri.

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C’è un altro periodo storico in cui ti piacerebbe ambientare un romanzo?

Sì, un bel romanzo sui cavalieri teutonici. Dalla caduta di Acri agli Asburgo, con ambientazioni in Terrasanta, Baltico e Vienna. Ne verrebbe fuori un grande romanzo, ne sono sicuro.

Quali progetti letterari hai per il futuro?

Molti lettori mi stanno chiedendo di scrivere un seguito a I Gonfaloni della Serenissima. Chissà, forse ne troverò il tempo. Ho già delle idee abbastanza precise. Vediamo intanto come andrà il primo. Alla fine, è uscito solo due mesi fa.

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I Gonfaloni della Serenissima
  • Valerio, Gianluca (Autore)

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