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Intervista a Federica Garofalo

Con l’intervista di oggi torniamo a parlare di Medioevo, uno dei periodi più affrontati dagli autori di romanzi storici.

Federica Garofalo ci parla di Salerno e di sei sue donne medievali in Mulieres Salernitanae.


Biografia

Federica Garofalo, paleografa diplomata all’Archivio Apostolico Vaticano, laureata in Archivistica e Biblioteconomia presso l’Università degli Studi di Salerno, ha esordito nel 2000 con un racconto pubblicato nell’antologia “Racconti e Visioni” (Ed. Gutemberg). Già pubblicata su Medioevo Misterioso e coinvolta in conferenze e riviste di settore, nel 2011 vince il premio “Racconto nel Cassetto” con “Il tamburo delle Sirene” (Ed. Centoautori). “Mulieres Salernitanae” è la sua opera prima, la summa di una vasta produzione di storie e racconti, nonché di esperienze derivanti dai gruppi di rievocazione storica di cui tuttora fa parte.

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Chi è Federica?

Federica è una medievista per formazione, una paleografa per certificazione, una rievocatrice per passione e una narratrice di storie per vocazione.

Già da bambina, a scuola, la Storia era senza dubbio la mia materia preferita; e non mi bastava studiarla, provavo a viverla, attraverso i film storici che vedevo in televisione, costruendo una tenda beduina in soggiorno con coperte e foulard attaccate con le mollette a quattro sedie, e magari vestendomi da «antica romana» con il primo lenzuolo che riuscivo a procurarmi.

E tutto questo si trasformava in fiabe da raccontare agli altri bambini, per le quali ero diventata famosa soprattutto nel mese di villeggiatura che trascorrevo con la mia famiglia a Palinuro.

Da dove viene questa passione smisurata per il Medioevo?

È nata soprattutto ai primi tempi dell’Università, nel mio corso di laurea in Beni Culturali, dove entrai con la testa piena dei tesori di Pompei e l’intenzione di seguire il classico percorso dell’archeologia classica.

Bastò però un esame in Archeologia Medievale con una professoressa meravigliosa per accendere in me la scintilla della curiosità per questo periodo storico, cominciai a leggere libri su libri per approfondire e scoprii un mondo completamente diverso dai «secoli bui» che mi avevano presentato fino alle scuole superiori, molto più luminoso e sorprendente di quanto immaginassi.

Fu un vero e proprio colpo di fulmine per il Medioevo, che da allora non mi ha più lasciato.

Quale delle sei protagoniste ti assomiglia di più?

Direi Margherita detta Mercuriade, la protagonista del quarto episodio, «Il Tamburo delle Sirene», ma anche la prima che è uscita dalla mia penna. Lei rispecchia molte delle mie fragilità e delle mie insicurezze, magari ben nascoste dalla maschera della «secchiona», e il mio rapporto ambivalente con il mondo maschile.

Una scena di Mulieres Salernitanae che ti piace particolarmente?

Credo mi sia riuscita particolarmente bene la scena del primo episodio, «Il Giardino delle Esperidi», quando papa Gregorio VII, sul punto di credersi finito, si accorge grazie a Trotta (Trotula) quale sia stato il senso della sua vita e della sua missione.

Ma non voglio svelarvi troppo…

Descrivi il libro con tre aggettivi

Femminile, appassionato, scrupoloso.

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Cosa non sappiamo del Medioevo dell’Italia meridionale?

Ad esempio che Salerno, tra l’XI e il XIII secolo, era la capitale assoluta della medicina al livello europeo, dove accorrevano fin dalla Francia e dalla Germania per studiare e per consultare i suoi medici.

Una città inserita in un regno, il Regno di Sicilia, che nel corso dei secoli ha cambiato continuamente volto, dall’XI al XV secolo: il mondo che troverete alla fine del libro sarà completamente diverso da quello dipinto all’inizio. Un mondo multietnico e multiculturale, che guarda al Mediterraneo con i suoi palazzi in stile orientale, completi di giardini esotici, e di… bagni privati!

Perché nel Medioevo ci si lava, eccome, e chi non può permettersi il lusso di avere bagni in casa può contare su quelli pubblici, che si possono trovare nelle città fin dall’Alto Medioevo; e le donne ne inventano di tutti i colori per migliorare il proprio aspetto, perfino creme depilatorie a base di grasso animale e calce viva. Oltre naturalmente a balsami e profumi esotici che, ad esempio nel Trecento, si possono acquistare nelle grandi fiere come quella di Salerno, talmente conosciuta da essere citata persino in una novella del fiorentino Franco Sacchetti, e dove si incontrano mercanti provenienti non solo da tutta Italia, ma anche da oltre, come i catalani.

C’è un altro luogo in cui ti piacerebbe ambientare un romanzo o dei racconti?

La Padova a cavallo fra Duecento e Trecento: città ricca e colta, ma anche spietata e molto interessata dalle eresie come quella catara. Lo scenario ideale per un thriller…

Raccontaci un po’ del tuo rapporto con il romanzo storico, sia come lettrice che come
scrittrice.

Il romanzo storico è sempre stato il mio grande amore, a partire dai romanzi di Alexandre Dumas Padre che leggevo da ragazzina, in particolare Il Conte di Montecristo, passando per quelli che ho incrociato sui banchi di scuola come Ivanhoe di Walter Scott.

Avevo persino dei quaderni dove mi divertivo a scrivere delle varianti, ad aggiungere personaggi, a immaginare come potesse essere andata se le cose avessero seguito un corso diverso. Ecco, i miei primi esperimenti di romanzo storico sono nati così, come “copie” della letteratura del passato: il mio primo racconto pubblicato nel 2000, ad esempio, “Nei Sobborghi Operai”, era sostanzialmente un’imitazione di Arthur Conan Doyle e del suo Sherlock Holmes, in cui però l’investigatore era una donna parigina di nome Emilie. Posso dire scherzosamente di aver anticipato a tredici anni il personaggio di Enola Holmes di Nancy Springer…

Oggi però, lo studio della Storia mi ha reso molto pignola e selettiva nella lettura di romanzi storici: da un romanzo storico pretendo che conosca l’epoca storica in cui ambienta la sua vicenda, e in particolare i luoghi comuni mi sono particolarmente indigesti. Per questo i romanzi storici che apprezzo di più, specie quelli ambientati nel Medioevo, sono quelli scritti da storici di mestiere, come Franco Cardini, Alessandro Barbero e Barbara Frale.

Quali sono le difficoltà nello scrivere un romanzo storico?

La difficoltà maggiore è cambiare mentalità.

Nel far muovere personaggi creati da me in un’altra epoca, mi viene immediatamente spontaneo immaginare cosa avrei detto o fatto io in quell’epoca.

E invece no: devo fare lo sforzo di spogliarmi del mio modo di pensare di donna del XXI secolo e di rivestirmi di quello dell’epoca di riferimento, di tenere in considerazione che cose che io do per scontate, a una donna del Medioevo non sarebbero passate nemmeno per l’anticamera del cervello, e altre cui io non do peso o condanno, a lei sarebbero sembrate normali.

Come disse giustamente Leslie Poles Hartley, “Il passato è una terra straniera”, e persino le modalità di ribellarsi e di contestare non erano le stesse di oggi.

Puoi dare qualche consiglio a chi vorrebbe cimentarsi in questo genere letterario ?

A chi vuole scrivere un romanzo storico consiglio sempre, prima di mettere la penna sul foglio, di studiare, e di studiare tanto, in modo particolare le fonti del tempo. L’epoca di riferimento in cui ambienta il suo romanzo gli deve diventare familiare come la propria casa per un cieco, dai sistemi di pensiero ai particolari della vita quotidiana, in modo che poi possa raggiungere senza difficoltà quanto gli serve per la sua narrazione.

In particolare consiglio sempre di non trascurare le cose più piccole, i dettagli della vita materiale, dall’arredamento all’abbigliamento, alla cucina, agli oggetti di uso comune, perché a volte possono rivelarsi determinanti per creare un’atmosfera che sia convincente, in modo che il lettore si senta davvero catapultato indietro nel tempo.

Per questo è molto utile consultare gli esperti, dagli archeologi agli storici della moda, e anche frequentare l’ambiente della rievocazione storica (che non va confusa con i “giochi storici” come palii e cortei), ovvero quello strano “hobby” che è ricostruire materialmente e più fedelmente possibile il passato, fino all’ultimo bottone. Ora che ci sono internet e i social network, poi, è più facile farlo; a patto di non trascurare i libri.

Qual è l’ultimo romanzo storico che ti è piaciuto particolarmente e perché?

Sicuramente la serie di gialli di Publio Aurelio firmati da Danila Comastri Montanari, ambientati nella Roma imperiale del I secolo d.C. .

Appassionanti e storicamente convincenti, anche se qualche errore scappa sempre, ma l’autrice conosce a menadito la letteratura greca e latina, e questo dà al suo racconto il sapore della verità. E in più, la Montanari sa attualizzare il passato nel modo giusto, qualità che non è da tutti.

Quali progetti letterari hai per il futuro?

Anche io ho in mente di tornare all’età romana del I secolo d.C., ovvero al mio primo amore, con un romanzo ambientato nella Ercolano a cavallo dell’eruzione del Vesuvio. Non dico di più, non voglio rovinarvi la sorpresa…

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