Intervista a Fiammetta Chertizza

Chi è Fiammetta?

Una persona che riesce sempre a inventarsi una strada, se qualcosa va storto.
Mi sono laureata in Giurisprudenza a Roma ma ho subito aperto una scuola di inglese che poi ho gestito per 20 anni, creando un piccolo franchising. La pandemia mi ha purtroppo costretto a chiuderla e allora ho deciso di credere di più nel mio sogno di scrittrice, che era sempre rimasto in subordine al lavoro. Sebbene mi veda principalmente scrittrice contemporanea, avevo in testa una vicenda da ambientare nel XVIII secolo e ho dedicato il mio tempo a approfondire il periodo in cui avrei fatto muovere i personaggi.

Ci dai qualche dettaglio in più sulla trama de Lascia ch’io pianga?

La vicenda inizia nel 1758. Cecilia, veneta diciannovenne, approda alla Corte dei Borbone di Parma come piccola compagna di musica della principessa Isabella, sua coetanea. All’ombra di questo personaggio davvero esistito Cecilia sarà protetta e inizierà un percorso di crescita: la Corte parmense era celebre in tutta Europa, ricchissima di stimoli e tutti gli influssi dell’Illuminismo vi erano accolti. La sua vita viene indissolubilmente legata alla musica, pur se sarà costretta a un matrimonio che la protegga, in tempi in cui le donne che volessero dirsi oneste erano obbligate a scegliere quella via. Crescendo troverà però l’amore e il rispetto di una persona che saprà cercare in lei una vera compagna. Disgraziatamente, si scontrerà anche con le aspettative di chi, allora come oggi, considerava le donne come delle proprietà da possedere a qualsiasi costo.

Descrivi il libro con tre aggettivi.

Accurato, emozionante, dolente.

Lascia ch'io pianga
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Lascia ch’io pianga
  • Chertizza, Fiammetta (Autore)

Una scena del libro che ti piace particolarmente?

Mi piacciono molto le lettere che a Cecilia dedica il fratello, quando le viene prospettato l’obbligo di sposarsi, perché emerge come anche una persona che la ama profondamente possa accettare che sia infelice. C’è uno scontro fra il sentimento e la necessità di adeguarsi ai doveri sociali che fa capire come fosse quasi impossibile difendere la propria libertà. Antonio, suo fratello, ha parole di tenerezza e comprensione sincere, eppure bolla come inutili e puerili i suoi sogni di qualcosa di diverso perché, in fondo, è solo una donna e questo che le tocca.

Presentaci Cecilia.

Cecilia è una figuretta veneziana dipinta da Pietro Longhi. Potrebbe esserlo. Il suo percorso di crescita la porta da essere un’adolescente priva di consapevolezza a trasformarsi in una giovane donna che accoglie le istanze dell’illuminismo e vorrebbe rovesciarle nella propria vita. Una donna che vorrebbe solo dedicarsi alla sua passione per la musica senza scendere a compromessi, che non desidera essere madre e che nell’amore trova anche il riconoscimento delle proprie esigenze artistiche. Non ha un carattere forte o ribelle, e questo rende molto dolente il suo scontro con la vita, che la piega.

Cosa non sappiamo dell’Italia del XVIII secolo?

Era un mondo fluido, in un certo senso. Nonostante gli scontri e le guerre che si svolgevano molto in alto sulle loro teste, le persone si spostavano continuamente e la condizione di straniero era praticamente normale. Si spostavano soprattutto gli artisti, come delle api che impollinavano di arte i luoghi dove passavano.

Perché (e a chi) consiglieresti Lascia ch’io pianga?

Il lettore ideale è chiunque ami la forma del romanzo, applicato al tema storico trattato con rispetto. Un romanzo contiene sempre vicende emozionanti, e può parlarci con contemporaneità e realismo pure se i personaggi indossavano un tricorno, perché sotto a quegli abiti il cuore umano non cambia. Cambia il modo di reagire agli eventi, il modo di analizzarli semmai, ma i desideri umani erano gli stessi nel 1758 come oggi. Ecco, se volete emozionarvi con una vicenda che riguarda persone come noi ma che vivevano in un mondo diverso, partecipare alle loro inquietudini e turbamenti, fare un vero viaggio nel tempo, è il romanzo per voi.

Raccontaci un po’ del tuo rapporto con il romanzo storico, sia come lettrice che come autrice.

Amo molto il romanzo storico e allo stesso tempo lo temo! Questo perché la storia va appunto maneggiata con consapevolezza, non è solo darsi del voi o descrivere balli in maschera. Però la letteratura ci mostra che è possibile scrivere ottimi romanzi storici a vari livelli, che sia la Yourcenar delle Memorie di Adriano o Saramago del Memoriale del Convento, ma anche Dumas o lo stesso Via col vento della Mitchell. Da lettrice chiedo che la mia sospensione dell’incredulità, ossia le cose che sono disposta ad accettare per seguire una vicenda, non siano forzate fino all’implausibilità. Insomma deve avere un senso che una vicenda si svolga in un determinato periodo, l’ambientazione non può essere solo un pretesto.

Quali sono le difficoltà nello scrivere un romanzo storico?

Le difficoltà sono nel mio stesso severo approccio da lettrice. Ho voluto costruire una scenografia corretta entro cui far muovere i protagonisti, quindi ho dovuto studiare nei dettagli sia la grande storia, cioè i movimenti di troni e regni, che la cronaca locale, ossia tutti i personaggi minori che però sono realmente esistiti e hanno animato il mio palcoscenico. Insieme a tutto ciò, gli usi i costumi e i dettagli che rendono il quadro generale credibile. Solo conoscendo molto bene l’epoca che si descrive si può, a mio avviso, entrare dentro alle persone descritte e allo scontro che anima ogni essere umano fra le aspirazioni che sente e i condizionamenti del mondo attorno.

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Puoi dare qualche consiglio a chi vorrebbe cimentarsi in questo genere letterario?

Sicuramente consiglierei di non mettersi a scrivere prima di aver delineato quello che ho chiamato “il palcoscenico” perché è il contorno che poi determinerà come vi si muoveranno i propri personaggi. Quindi occorre studiare, ma la fortuna è che oggi Internet ci permette di approfondire come un tempo solo ricerche di archivio di anni avrebbero reso possibile!

Qual è l’ultimo romanzo storico che ti è piaciuto particolarmente e perché?

Mi è piaciuto molto La Fortuna, di Valeria Parrella, davvero molto. Da una parte la sua grazia di scrittura ha reso la lettura lieve e facile, dall’altra ha saputo trattare un tema storico e così tragico come la distruzione di Ercolano e Pompei in modo personale e umano, vicino a ognuno di noi.

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La Fortuna
  • Editore: Feltrinelli
  • Autore: Valeria Parrella
  • Collana: I narratori
  • Formato: Libro in brossura
  • Anno: 2022

C’è un altro periodo storico in cui ti piacerebbe ambientare un romanzo?

Credo che un bel periodo storico sarebbe il primo cinquantennio del Novecento.

Quali progetti letterari hai per il futuro?

Sto dando gli ultimi tocchi per la pubblicazione del mio secondo romanzo, stavolta in tempi molto più vicini, sebbene ancora non contemporaneo.

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Lascia ch’io pianga
  • Chertizza, Fiammetta (Autore)

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