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Intervista ad Antonella Polenta

La Seconda guerra mondiale e la Resistenza sono lo sfondo di questo nuovo romanzo di Antonella Polenta.

Ecco le sue risposte:

Chi è Antonella?

Fondamentalmente mi considero una persona pura di cuore e per certi aspetti anche ingenua.

Ci dai qualche dettaglio in più sulla trama di Quell’anno le margherite divennero rosse?

La storia è ambientata in Maremma, precisamente a Maiano Lavacchio, frazione rurale di Magliano in Toscana durante la Seconda Guerra Mondiale. Tuttavia per contestualizzare la vicenda ho inserito anche alcuni importanti accadimenti bellici avvenuti in parallelo in altre regioni italiane.

Descrivi il libro con tre aggettivi.

Appassionato, coinvolgente, delicato.

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Quell’anno le margherite divennero rosse
22 marzo del ’44. A Maiano Lavacchio, frazione rurale di Magliano in Toscana, undici ragazzi furono fucilati per aver rifiutato di arruolarsi nell’esercito della nascente Repubblica di Salò. Verranno ricordati come i “martiri di Istia”, dal nome del vicino paese in cui alcuni di loro erano nati. Con immagini struggenti, ricche di pathos, “Quell’anno le margherite divennero rosse” dipinge il triste episodio, sconosciuto ai più e narrato all’autrice da una testimone oculare, allora solo un’innocente bambina. La vicenda, come un macigno di pietra, è rimasta a gravare sul suo cuore. L’intenso racconto dell’evento e dei fatti che lo precedettero porterà ogni lettore a condividerne l’indignazione, il dolore e le emozioni.

Una scena del libro che ti piace particolarmente?

I preparativi per la festa natalizia in casa Matteini.  La celebrazione del Natale recherà un po’ di allegria e distensione nella famiglia intenta a ospitare al meglio i genitori di Mariella, fidanzata di Corrado uno dei due figli di Dora e Agenore Matteini.

Presentaci un personaggio a tua scelta.

Dora Sandri, una donna forte e fragile al tempo stesso che affronta la vita con coraggio e saggezza.

Perché (e a chi) consiglieresti Quell’anno le margherite divennero rosse?

Secondo me il libro ha un target ampio. I destinatari possono essere adulti o studenti delle scuole medie. È importante che i ragazzi imparino a conoscere episodi drammatici affrontati con estremo coraggio dai giovani dell’epoca.

Cosa ti ha spinto a raccontare la storia dei “martiri di Istia”?

Una testimone oculare, all’epoca solo una bambina nativa di Istia d’Ombrone, luogo in cui cinque degli undici ragazzi trucidati erano originari.

Cosa non sappiamo dell’Occupazione durante la seconda guerra mondiale?

Probabilmente molte cose, perché quello che si studia a scuola non valuta alcune realtà locali. Leggendo alcuni saggi mi sono resa conto di quanto possa essere diversa la realtà raccontata più da vicino.

Raccontaci un po’ del tuo rapporto con il romanzo storico, sia come lettrice che come autrice.

Quando mi sono cimentata con questo genere letterario non immaginavo, poi, di raccogliere così tanti consensi dai lettori. Perché confesso di non amare molto questo genere come lettrice, come scrittrice, invece, posso affermare che mi stimola soprattutto la raccolta e lo studio della documentazione necessaria alla stesura del romanzo.

Quali sono le difficoltà nello scrivere un romanzo storico?

Il reperimento delle fonti documentali e un’attenzione particolare a non incappare in anacronismi.

Puoi dare qualche consiglio a chi vorrebbe cimentarsi in questo genere letterario?

È necessario essere molto accurati e precisi nel riportare gli avvenimenti realmente accaduti e integrarli in modo convincente nel contesto.   

Qual è l’ultimo romanzo storico che ti è piaciuto particolarmente e perché? 

Amanti e regine. Il potere delle donne di Benedetta Craveri. A dire il vero non l’ho scelto io, me lo hanno regalato. Tuttavia l’ho trovato stimolante.  

Ho apprezzato la descrizione di alcune realtà della corte francese e la biografia di alcuni personaggi storici che non conoscevo.

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Amanti e regine. Il potere delle donne
Docente di Letteratura francese all’Università della Tuscia e all’Istituto Universitario di suor Orsola Benincasa, Benedetta Craveri concentra la sua attenzione in questo libro su Versailles e affronta una questione centrale nel corso di tutto l’Ancien Régime: quella legata al potere delle donne. Per secoli è stato infatti predicato che affidare a una donna una qualsivoglia responsabilità di governo fosse “cosa ripugnante alla natura, contumelia a Dio, sovvertimento del retto ordine e di ogni principio di giustizia”. Eppure, questo potere a loro ostinatamente sottratto le donne se lo sono arrogato, vanificando di fatto le leggi e le consuetudini. Lo dimostrano le storie di Caterina de’ Medici, Maria Antonietta, Diana di Poitiers e tante altre.

C’è un altro periodo storico in cui ti piacerebbe ambientare un romanzo?

Il mio precedente romanzo storico “Talvolta un libro. Francesca da Rimini, nata da Polenta”, edito da Elmi’s world, è ambientato nel borgo di Gradara nel XIII secolo e come si evince dal titolo parla sì della nobile Francesca costretta a sposare Giovanni Malatesta ma con una visione allargata. La storia si integra con la vita del borgo. I popolani che si interfacciano per una ragione o per un’altra con i vari membri della casata dei da Polenta e dei Malatesta diventano parte integrante e viva della narrazione.  

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Talvolta un libro. Francesca da Rimini nata da Polenta
Gradara, nel XIII secolo, è un ameno borgo medievale situato nelle Marche al confine con la Romagna che fa da sfondo a una storia d’amore che diventerà storia. Il libro definito “galeotto” da Dante Alighieri nel Canto V dell’Inferno è causa ed effetto della passionale e, al tempo stesso, tragica relazione tra la bella Francesca e il cognato Paolo.

Quali progetti letterari hai per il futuro?

Sicuramente continuare a scrivere. Vorrei portare a termine un giallo che mi sta molto a cuore.

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Quell’anno le margherite divennero rosse
22 marzo del ’44. A Maiano Lavacchio, frazione rurale di Magliano in Toscana, undici ragazzi furono fucilati per aver rifiutato di arruolarsi nell’esercito della nascente Repubblica di Salò. Verranno ricordati come i “martiri di Istia”, dal nome del vicino paese in cui alcuni di loro erano nati. Con immagini struggenti, ricche di pathos, “Quell’anno le margherite divennero rosse” dipinge il triste episodio, sconosciuto ai più e narrato all’autrice da una testimone oculare, allora solo un’innocente bambina. La vicenda, come un macigno di pietra, è rimasta a gravare sul suo cuore. L’intenso racconto dell’evento e dei fatti che lo precedettero porterà ogni lettore a condividerne l’indignazione, il dolore e le emozioni.

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