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Intervista a G.Middei

Nuova intervista su Migliori Romanzi Storici! Oggi conosciamo meglio un personaggio controverso, ma particolarmente affascinante, dell’antica Roma.

Chi è G.Middei?

Curo da diversi anni la pagina Professor X, un cenacolo virtuale nato con lo scopo di promuovere e diffondere la conoscenza della letteratura, della storia e della filosofia in un contesto “informale”. Non aggiungo altro su di me, perché ad ora preferisco mantenere l’anonimato.

Raccontaci brevemente il tuo ultimo romanzo: Clodio.

Spregiudicato, corrotto e violento, un capopopolo dalle forti inclinazioni rivoluzionarie, questo è il ritratto che la storia ci ha consegnato di Clodio. Con questo romanzo ho tentato di ricostruire la figura di un Clodio salvato dagli stereotipi, un uomo che che faticava a piegarsi agli inevitabili compromessi della politica, che cedeva alla violenza quanto alla generosità; spiegare in che modo è diventato l’uomo che ci è stato tramandato dalle fonti.

Come e perché nasce un demagogo è stata questa la domanda a cui ho voluto rispondere. La storia di Clodio infatti presenta molti aspetti che sono ancora oggi drammaticamente attuali: le riforme sociali, l’uso di un capro espiatorio dato in pasto alla rabbia della folla, le false promesse di chi promette un cambiamento per cementare la propria ascesa politica, tutti questi schemi li ho rintracciati nella società romana del I secolo a.C.

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Clodio
  • Middei, G. (Author)

Descrivi il libro con tre aggettivi.

Difficile giudicare con imparzialità il proprio testo. Lo consiglio a chi cerca un romanzo storico dai forti risvolti politici e filosofici.

Descrivi Clodio con tre aggettivi.

Controverso, audace, tormentato.

Una scena della sua vita che ti piace particolarmente?

Un momento culminante per Clodio è quando, naufragato il suo sogno di riformare Roma e tormentato dalla violenza che ha contribuito a innescare, è costretto a confrontarsi con se stesso, a lasciar cadere tutte le maschere.

«E mi domanderai come sono potuto cadere così in basso e corrompermi fino a questo punto. La verità, amico mio, è che tutte le mie idee passate m’ispiravano un profondo disgusto. Sentivo di aver conseguito con il mio lavoro soltanto risultati mediocri. Mi tormentava il pensiero di aver sprecato la mia vita a rincorrere uno scopo vano. Per questo provavo una gran rabbia. Ero arrivato al punto in cui non soltanto disprezzavo la mia opera, ma disprezzavo me stesso per aver creduto a tali idee… e proprio per realizzare quelle idee mi ero compromesso in modo irrimediabile.»

Raccontaci un personaggio “secondario” che ha avuto una forte influenza sulla sua vita.

Nel romanzo Cesare esercita una grande influenza su Clodio. Inizialmente Clodio si sente potentemente attratto dalle idee di Cesare, ma a poco a poco il loro rapporto si incrina, costringendolo a mettere in discussione tutto quello in cui aveva creduto.

“Gli mancò l’aria nei polmoni e gli tornarono alla mente le solenni cerimonie alle quali aveva presenziato al fianco di Cesare, l’entusiasmo sconsiderato con cui si era messo al suo fianco, esultando dell’arresto di Catone e poi le feste chiassose e interminabili e i privilegi che la sua amicizia con Cesare gli aveva accordato. «E adesso eccomi qua», pensò con cocente vergogna, «m’inchino davanti ai suoi candidati e spendo elogi a favore della riforma agraria. Ed io che in passato mi battevo per la verità, adesso sono uno dei fautori di quest’opera dannosa e sono complice delle loro bugie». E in quel momento la debolezza con cui si era sottomesso a Cesare, la prontezza con cui aveva ceduto alle sue lusinghe gli riuscirono intollerabili.”

Cosa non sappiamo su Clodio?

Nelle fonti, pesantemente influenzate dal giudizio di Cicerone, che aveva delle ragioni molto personali per odiare Clodio, quest’ultimo ci viene descritto come un uomo privo di scrupoli, abile nel manipolare le masse e nell’intimidire con la violenza i suoi detrattori. In realtà Clodio realizzò importanti riforme in favore dei poveri tanto da ispirare una profonda devozione tra il popolo e fu autore di un progetto politico che avrebbe mutato, una volta portato a compimento, la società romana.

Da dove nasce l’interesse per questo particolare periodo storico?

Spesso ci s’immagina gli antichi romani come un popolo violento, di sanguinari conquistatori, di imperatori folli. Ma la civiltà Latina era molto altro. Le nostre idee di democrazia, diritto, architettura, che costituisce la base di tutto l’occidente, affondano le sue radici nella cultura romana. Furono i pensatori romani a filtrare la cultura greca, a dar vita a quella cultura greco-romana i cui valori (politici, artistici, giuridici) sono vivi ancora oggi nella nostra civiltà.

E leggendo le lettere di Cicerone ad Attico, i Carmi di Catullo, ciò che sorprende è la “vicinanza” che ci accumuna a questi uomini che come noi soffrivano per amore, s’indignavano per le calunnie dei loro simili, ricercavano nei caos del loro mondo amici sinceri con cui poter parlare liberamente, si commuovevano davanti alle bellezze dell’arte e e si domandavano quale fosse il senso della vita. Ed è questa l’impronta a cui ho tenuto fede scrivendo Clodio, far emergere cioè la complessità, la ricchezza, l’umanità che era propria della civiltà romana.

Raccontaci un po’ del tuo rapporto con il romanzo storico, sia come lettore che come autore.

Nell’Apologia della Storia, March Bloch scrive che scopo della storia è aiutarci a capire il presente attraverso lo studio del passato. Chi siamo e come lo siamo diventati, quali forme ha assunto la società e quali diritti/doveri comporta, sono domande che bisogna avere il coraggio di porsi. La storia è un momento di riflessione, uno scavare nel passato per comprendere il presente e “smuovere quel mare ghiacciato che è in noi”. Oggi invece la memoria non viene preservata e purtroppo tanti schemi si ripetono di epoca in epoca, perché gli uomini non sanno e non vogliono riconoscerli.

Quali sono le difficoltà nello scrivere un romanzo storico?

La difficoltà maggiore è nel restare fedeli allo spirito, alla mentalità dell’epoca che si narra, ma al contempo creare una storia che sappia e possa essere attuale. Bisogna calibrare le esigenze narrative con la realtà propriamente storica.

Puoi dare qualche consiglio a chi vorrebbe cimentarsi in questo genere letterario?

Se è il vostro primo romanzo, non fatelo. O perlomeno riflettete con attenzione prima di cimentarvi in quest’impresa perché scrivere un romanzo storico richiede anni e anni di ricerca, un lungo lavoro preliminare e difficoltà che per uno scrittore inesperto potrebbero rappresentare uno scoglio difficile da superare. Se siete comunque decisi, per comprendere davvero il modo di pensare, di parlare, i problemi e i nodi cruciali di una determinata epoca, leggete direttamente le fonti: le opere poetiche, filosofiche, storiche, letterarie di autori vissuti nel periodo della vostra storia.

Qual è l’ultimo romanzo storico che ti è piaciuto particolarmente e perché?

Augustus di John Wiliams. Lo stile limpido, introspettivo e al contempo coinvolgente di questo scrittore offre un affresco notevole della Roma augustea, un testo che non può mancare nella biblioteca di un lettore appassionato della storia romana.

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Augustus
  • Williams, John Edward (Author)

C’è un altro periodo storico in cui ti piacerebbe ambientare un romanzo?

In un periodo completamente diverso no. Ma la figura dell’Imperatore Domiziano mi affascina molto.

Quali progetti letterari hai per il futuro?

Sto scrivendo un romanzo che andrà ad affrontare un tema molto controverso: quello della follia, della malattia mentale che ancora oggi continua ad essere motivo di discriminazione ed emarginazione. Franco Basaglia ci disse che non esistono i  matti, se con matto intendiamo un individuo che ispira paura, che va rinchiuso, separato dal corpo civile perché inconsciamente temiamo rappresenti una minaccia. Il problema della follia riguarda tutti, perché nella meccanicizzazione della società odierna che sta trasformando l’individuo in un ingranaggio di un sistema produttivo, la tristezza, il lutto, la rabbia, l’angoscia, la malinconia stanno incominciando ad essere ascritti nell’alterazione mentale. Tutti quegli stati d’animo cioè che rendono l’individuo meno efficiente, vengono colpevolizzati da una cultura che ormai ha completamente smarrito il suo baricentro e che ha fatto della macchina il modello al quale l’uomo deve aspirare.

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Clodio
  • Middei, G. (Author)

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