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La croce e l’aquila

9,99

4 luglio, 1187. L’esercito cristiano è assalito e circondato ai Corni di Hattin, presso Tiberiade, da soverchianti forze musulmane comandate da Saladino. La reliquia della Vera Croce di Cristo, portata come vessillo dall’armata guidata da Guido di Lusignano, è difesa fin all’ultimo uomo dai cavalieri templari e ospitalieri. La sconfitta, però, appare inevitabile. Da quella vicenda storica, di cui l’autore tratteggia un affresco vivido e realistico, al livello delle migliori scene d’azione di un kolossal cinematografico, trae spunto la trama di un romanzo d’avventura sorprendente. Dai campi di battaglia della Terra Santa alle acque agitate del Mediterraneo orientale, sino alle strade impervie di un’Italia medioevale in bilico tra la storia e la leggenda cavalleresca, intrisa di mistero e di misticismo, le vicende di un reduce di guerra, rimasto fedele a un papato indebolito dalla lotta per le investiture, e quelle di un nobile tedesco suddito di Federico Barbarossa, si intrecciano tra loro in una vicenda avventurosa, tra complotti, duelli, battaglie e incontri misteriosi, culminando in un inaspettato e commovente finale. Terzo romanzo dell’autore, L’aquila e la croce ci trasporta, dopo il cyberpunk di Cedimento Strutturale scritto assieme a Vincenzo Spina e l’ucronia storica di Nero e l’Ammazzamorte, in un Medioevo ben argomentato di cui mostra di essere conoscitore tutt’altro che superficiale. Libero dalle pretenziosità e dai barocchismi del romanzone storico modaiolo con velleità saggistiche, il libro prende subito il ritmo, fin da quelle prime straordinarie pagine di battaglia, regalando al lettore, pagina dopo pagina, una trama avvincente, vibrata e a tratti toccante pienamente in linea con il sentire comune di quell’epoca spesso misconosciuta e malinterpretata.

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4 luglio, 1187. L’esercito cristiano è assalito e circondato ai Corni di Hattin, presso Tiberiade, da soverchianti forze musulmane comandate da Saladino. La reliquia della Vera Croce di Cristo, portata come vessillo dall’armata guidata da Guido di Lusignano, è difesa fin all’ultimo uomo dai cavalieri templari e ospitalieri. La sconfitta, però, appare inevitabile. Da quella vicenda storica, di cui l’autore tratteggia un affresco vivido e realistico, al livello delle migliori scene d’azione di un kolossal cinematografico, trae spunto la trama di un romanzo d’avventura sorprendente. Dai campi di battaglia della Terra Santa alle acque agitate del Mediterraneo orientale, sino alle strade impervie di un’Italia medioevale in bilico tra la storia e la leggenda cavalleresca, intrisa di mistero e di misticismo, le vicende di un reduce di guerra, rimasto fedele a un papato indebolito dalla lotta per le investiture, e quelle di un nobile tedesco suddito di Federico Barbarossa, si intrecciano tra loro in una vicenda avventurosa, tra complotti, duelli, battaglie e incontri misteriosi, culminando in un inaspettato e commovente finale. Terzo romanzo dell’autore, L’aquila e la croce ci trasporta, dopo il cyberpunk di Cedimento Strutturale scritto assieme a Vincenzo Spina e l’ucronia storica di Nero e l’Ammazzamorte, in un Medioevo ben argomentato di cui mostra di essere conoscitore tutt’altro che superficiale. Libero dalle pretenziosità e dai barocchismi del romanzone storico modaiolo con velleità saggistiche, il libro prende subito il ritmo, fin da quelle prime straordinarie pagine di battaglia, regalando al lettore, pagina dopo pagina, una trama avvincente, vibrata e a tratti toccante pienamente in linea con il sentire comune di quell’epoca spesso misconosciuta e malinterpretata.

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