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Stefania P. Nosnan e Il patto delle aquile

Benvenuto a questa nuova intervista, dove Stefania P. Nosnan ci parla del secondo conflitto mondiale nell’Italia settentrionale.

Chi è Stefania?

Domanda sempre impegnativa: potrei dire mamma e nonna, ma sono anche una donna a cui piace scrivere e viaggiare, scoprendo nuovi posti che poi potrebbero diventare ambientazioni per i miei romanzi.

Ci dai qualche dettaglio in più sulla trama di Il patto delle aquile?

Il patto delle aquile nasce quasi per caso. Ero in un periodo, due anni fa, che volevo cimentarmi nel genere giallo, ma poi c’era questa storia, che avevo scoperto mentre facevo delle ricerche per il mio primo romanzo storico, che continuava a martellarmi in testa così ho scritto di getto i primi capitoli, poi tutto è proseguito con facilità. Comunque, il romanzo giallo l’ho scritto.

Descrivi il libro con tre aggettivi.

Coraggioso, singolare, tenace

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Una scena del libro che ti piace particolarmente?

La scena dei due protagonisti mentre marciano nel bosco; la caparbietà di Fanny nel voler proseguire nonostante la fatica fisica e il dolore che prova per… non voglio svelare altro.

Presentaci un personaggio a tua scelta.

Sicuramente Fanny Disnan, la protagonista del romanzo. È una ragazza che ha dei sogni, ma che li soffoca a causa della guerra e per scelta di essere una staffetta. Sa che rischia la vita ogni giorno, ma lo fa con coscienza e voglia di essere partecipe in un momento così delicato come quello in Friuli Venezia-Giulia. È anche una ragazza che decide con la sua testa e il suo cuore.

Perché (e a chi) consiglieresti Il patto delle aquile?

Lo consiglio a tutti quelli a cui piace l’argomento storico che ha come sfondo l’amicizia, il coraggio e la voglia di cambiare le situazioni.

Cosa ti ha spinto ad ambientare il libro in questo particolare periodo storico?

Come dico sempre sono cresciuta a pane e storia; sono una di quelle poche e fortunate bambine che hanno avuto un nonno a cui piaceva raccontare il periodo della Seconda Guerra mondiale. Quindi, la storia ha sempre fatto parte della mia vita.  

Cosa non sappiamo dei combattimenti nel Nord Italia durante la Seconda Guerra Mondiale?

Ci sono tanti piccoli e grandi capitoli di quel tempo che si possono raccontare e no. Sono molte le storie, le missioni e gli atti di eroismo, ma anche di massacri ingiustificati.

Raccontaci un po’ del tuo rapporto con il romanzo storico, sia come lettrice che come autrice.

Posso dire che è totale per il periodo della Prima e Seconda Guerra mondiale. I miei autori preferiti sono Ken Follett, Elia Wiesel, Hannah Arendt, ma anche Lilli Gruber.

Quali sono le difficoltà nello scrivere un romanzo storico?

La ricerca, non mi affido mai solo a una fonte, ma la metto a confronto con altre. Per Il patto delle aquile è stato forse più complicato, perché negli archivi italiani c’era ben poco, così mi sono affidata a quelli americani.

Puoi dare qualche consiglio a chi vorrebbe cimentarsi in questo genere letterario?

Di fare tanta ricerca, armarsi di pazienza e non desistere; nello storico si può inventare poco.

Qual è l’ultimo romanzo storico che ti è piaciuto particolarmente e perché?

Sto leggendo Auschwitz non finisce mai di Gabriele Nissim. Mi piace molto girare per le librerie, scoprire nuovi titoli e mi riprometto sempre di uscire con qualcosa di diverso dallo storico, ma perdo sempre.

C’è un altro periodo storico in cui ti piacerebbe ambientare un romanzo?

Onestamente no. A dire il vero la mia agente letteraria ha da tempo alcuni miei manoscritti di genere giallo, quindi cambio totalmente ambientazione.

Quali progetti letterari hai per il futuro?

La pubblicazione di un giallo e poi chissà…

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